Synchro, oscillante, autopesante: i meccanismi delle sedie da ufficio

Fra due sedie da ufficio che sembrano identiche, la differenza di prezzo sta quasi sempre sotto il sedile. Il meccanismo è la parte che non si vede, non si fotografa bene e decide come stai dopo quattro ore.

Sola inclinazione

Imposti l'angolo dello schienale con una manopola e resta lì. Nient'altro si muove. È il meccanismo delle operative d'ingresso.

Va bene per: reception, seconda scrivania, postazione dove ci si siede a tratti. Non va bene per: otto ore al computer, perché la schiena resta bloccata in un angolo solo e il corpo, che si muove comunque, lavora contro la sedia.

Oscillante

Tutta la seduta — sedile e schienale insieme, in blocco — dondola attorno a un perno centrale. Si può bloccare in posizione dritta.

Il difetto è geometrico: se il perno è al centro, reclinandoti i piedi si alzano da terra. Da qui l'oscillante a fulcro avanzato, che sposta il perno in avanti: reclinandoti i piedi restano appoggiati. È la variante da preferire, e su molte direzionali è quella montata.

Va bene per: poltrone direzionali dove ci si appoggia indietro per parlare o pensare. Meno adatto: a chi passa la giornata inclinato in avanti sulla tastiera.

Synchro (sincronizzato)

È il salto vero. Schienale e sedile si inclinano insieme ma in rapporto diverso, tipicamente due o tre gradi di schienale per ogni grado di sedile. Il risultato pratico: mentre ti appoggi indietro il sedile scende leggermente, il bacino resta appoggiato allo schienale e non scivoli in avanti. È il motivo per cui su una sedia synchro non ti ritrovi ogni venti minuti a risistemarti.

Ha quasi sempre due comandi: il blocco, che ferma il movimento, e la tensione, una manopola sotto il sedile che regola quanta forza serve per reclinarsi.

È il minimo per una postazione dove si sta seduti tutto il giorno. Sotto questa soglia si risparmia sull'unica cosa che a fine giornata si sente.

Come si regola la tensione, visto che quasi nessuno lo fa

Siediti, appoggiati indietro e stringi la manopola finché lo schienale non ti accompagna senza cedere di colpo. Se cede troppo scivoli in avanti; se è troppo dura non ti appoggerai mai e la sedia diventa, di fatto, a schienale fisso. Ci vogliono venti secondi ed è la differenza fra un synchro e un synchro sprecato.

Synchro autopesante

Stesso movimento del synchro, ma la tensione si tara da sola sul peso di chi si siede. Non c'è manopola da cercare sotto la seduta.

Sembra un dettaglio e non lo è, per una ragione molto concreta: la manopola della tensione, sulle sedie che ce l'hanno, quasi nessuno la gira mai. Su una postazione condivisa, su una sedia che passa da una persona all'altra, o in un ufficio dove le scrivanie cambiano proprietario, l'autopesante è la differenza fra una sedia sempre regolata bene e una sedia regolata sul peso di chi la usava due anni fa.

Va bene per: postazioni condivise, coworking, uffici con turni, chiunque non abbia voglia di imparare a regolare una sedia.

Multi-blocco

Un synchro che si ferma non solo aperto o chiuso, ma in più posizioni intermedie. Serve a chi alterna posture nella giornata: dritto per scrivere, leggermente reclinato per leggere, più aperto al telefono. Di solito compare su sedute di categoria superiore.

La tabella per decidere in trenta secondi

Se… ti serve
Ci si siede a tratti, reception, seconda postazione Sola inclinazione
Poltrona direzionale, ci si appoggia indietro Oscillante a fulcro avanzato
Otto ore al computer, una persona sola Synchro con tensione regolabile
Postazione condivisa o a turni Synchro autopesante
Si alternano posture diverse nella giornata Synchro multi-blocco

Quello che il meccanismo non risolve

Nessun meccanismo compensa un supporto lombare all'altezza sbagliata o dei braccioli troppo bassi. Se stai scegliendo una sedia per il mal di schiena, il meccanismo è uno dei quattro fattori, non l'unico: la guida alle quattro regolazioni mette in ordine tutti e quattro.

Le sedute sono nelle operative e nelle direzionali: su ogni scheda il meccanismo è dichiarato per nome.