Classe 1.IM: quando la reazione al fuoco è obbligatoria sulle sedute

La domanda arriva quasi sempre tardi: la fornitura è decisa, le sedie sono scelte, e all'ultimo qualcuno chiede «ma sono ignifughe?». A quel punto o lo sono, o si ricomincia. Vale la pena saperlo prima.

Che cos'è la Classe 1.IM

«IM» sta per imbottiti. È la classificazione italiana di reazione al fuoco per i mobili imbottiti — poltrone, divani, sedie con sedile e schienale rivestiti — e misura come il manufatto si comporta quando lo si espone a una piccola fiamma o a una sigaretta accesa.

Le classi sono, dalla migliore alla peggiore: 1.IM, 2.IM, 3.IM, e poi «non classificabile». La prova di riferimento è la UNI 9175, «Reazione al fuoco di mobili imbottiti sottoposti all'azione di una piccola fiamma», e il quadro amministrativo è il D.M. 26 giugno 1984.

Da notare: la classe riguarda il manufatto finito, non il tessuto da solo. Una scocca omologata con un rivestimento e venduta con un altro non porta con sé l'omologazione. È il motivo per cui, su parecchi modelli, la Classe 1.IM vale solo su certe combinazioni di rivestimento — e va verificata su quella che stai ordinando.

Dove è obbligatoria

I decreti di prevenzione incendi la richiedono negli ambienti dove il rischio per le persone è più alto perché sono tante, o perché non possono allontanarsi da sole:

  • uffici e edifici a uso ufficio sopra una certa soglia di occupanti;
  • alberghi e strutture ricettive;
  • locali di intrattenimento e pubblico spettacolo;
  • impianti sportivi;
  • strutture sanitarie e socio-sanitarie.

C'è però un'evoluzione che conviene conoscere, perché fa risparmiare: con il D.M. 3 agosto 2015, il Codice di prevenzione incendi, l'approccio prestazionale permette in diversi casi di fermarsi alla Classe 2.IM. Non è una scorciatoia da applicare a occhio — la decide il professionista antincendio nel progetto — ma se qualcuno vi sta imponendo la 1.IM su tutto senza guardare la pratica, vale la pena chiedere su quale norma si basa.

Come si dimostra

L'omologazione è una procedura tecnico-amministrativa: il produttore fa provare un prototipo, ottiene l'omologazione ministeriale, e da lì è autorizzato a riprodurlo. Due cose da sapere:

Dura cinque anni, ed è rinnovabile. Un'omologazione scaduta non vale: se il documento che vi consegnano è di sei anni fa, chiedete il rinnovo.

La prova per voi è la dichiarazione di conformità. Il produttore applica un marchio di conformità sul manufatto oppure emette una dichiarazione di conformità in occasione di ogni fornitura, che lega quel lotto a quell'omologazione. È quel foglio che il comando dei Vigili del Fuoco chiede in caso di controllo, non il catalogo.

Il caso che costa di più: la rete

Sulle sedute operative con schienale in rete c'è una trappola frequente. La rete standard non è ignifuga: l'omologazione in Classe 1.IM si ottiene sostituendo la rete con una versione ignifuga, che ha un sovrapprezzo. La sedia sembra la stessa, il codice cambia di poco, e chi ordina spesso non se ne accorge.

Se la seduta deve entrare in un locale soggetto a controllo, questa è la voce da verificare per prima — e va detta al fornitore prima dell'ordine, non dopo, perché a posteriori non si rimedia senza cambiare lo schienale.

Cosa chiedere, in tre righe

Quando chiedete un preventivo per un ambiente soggetto a controllo, scrivete queste tre cose:

  1. Il modello nella configurazione che sto ordinando è omologato in Classe 1.IM o 2.IM?
  2. L'omologazione è in corso di validità? Di che anno è?
  3. Mi mandate la dichiarazione di conformità con la fornitura?

Se la risposta alla prima è «sì ma con il rivestimento X», avete appena evitato un problema.

Dove andare adesso

Molte sedute delle sedie per sale d'attesa e collettività e delle poltrone direzionali sono omologate. Su ogni scheda l'omologazione è indicata; dove dipende dal rivestimento lo diciamo. Per una fornitura pubblica scriveteci prima dell'ordine con l'ambiente di destinazione: vi diciamo quali modelli reggono la verifica e quali no.

Sintesi divulgativa per chi deve scegliere una seduta. La valutazione del rischio incendio e la scelta della classe richiesta spettano al professionista antincendio che segue la pratica.